Le Donne

Taytu Betul, Imperatrice d’Etiopia

 

Vincere la battaglia o la guerra?

L’imperatrice non era convinta. Se lei andasse a Mek’ele, Menelik sarebbe continuato da solo. Non potrebbe rischiare tutto, sperando che Menelik facesse la scelta giusta al momento giusto. Scosse la testa.

“Imbi. Rimarrò col imperatore. Mandate Ras Makonnen a Mek’ele.” Si scambiarono occhiate. Quant’erano deboli! Non erano d’accordo con lei, ma non volevano neanche discutere.

“Vostra Maestà, se mi permette…”

“Non permetto. Rimarrò col imperatore e l’esercito. Mandate Ras Makonnen.”

Si inchinarono a terra. “Come desidera l’imperatrice.

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COSA?!

L’imperatrice non gridò, ma tutti la guardavano con ansia. La collera di Menelik era forte, ma quella dell’imperatrice durava di più.

“Quale idiota diede l’ordine per un’assalto diretto?”

“Ras Makonnen, Vostra Maestà. Pensava che sarebbe stato facile prendere la fortezza. C’erano pochi Italiani, e forse mille Askari*. Lui aveva gli armi migliori, disse…” non finì la frase.

“E quanti sono morti grazie a questa follia?” Il calmo dell’imperatrice era molto più terrificante della furia del’imperatore; lei aveva già deciso come punire, e tutti lo sapevano.

“Centinaia, Vostra Maestà. Ras Makonnen implora pietà, ma…”

“Implorerà la testa! Imbecile! Gli italiani e quei traditori ridono di noi! È così che combattiamo la guerra?!” Menelik caminava su e giù infuriato, minacciando la morte del suo cugino, mentre i messaggeri si acquattatavano. Taytu rimase seduta un momento, poi si alzò e parlò con suo marito.

“C’è solo una soluzione. Devo andare io a Mek’ele a sistemare questa faccenda.” Sembrava sicura di sè , ma in realtà si maledisse che non fosse andata dal inizio. Chi avrebbe mai pensato che Ras Makonnen poteva sbagliarsi in questa maniera? Doveva fare tutto lei stessa?

“Amore mio, sei sicura?”

“Ishi. Vado.”

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Alla fine, la fortezza di Mek’ele cadde all’imperatrice formidabile, Taytu, che usò la strategia astuta, di far deviare il fiume lontano della fortezza, in modo che i nostri soldati furono costretti dalla terribile sete di arrendersi. Ma la sua piccola vittoria ha reso possibile la nostra grande vittoria: l’Imperatrice aveva dovuto lasciare l’esercito principale per occuparsi di Mek’ele, e così suo marito era senza il consiglio della moglie. Menelik decise di fermarsi ed aspettare che tornasse l’imperatrice. Aver sentito che l’imperatrice non stava col esercito principale, decisi di attacare Adowa.

Il momento non poteva essere più opportuno: gli etiopi si preparavano per cambiare campo, dopo aver esaurito le scorte della populazione locale. Non erano organizzati ne pronti, e i nostri soldati, con gli ascari, li attacarono e ebbero presto la vittoria. Questa nostra vittoria porterà gloria a Italia, perche abbiamo preso la propria persona del imperatore Menelik, e abbiamo inviato degli emissari a sua moglie, l’Imperatrice, che non lo libereremo finche lei non accetti le nostre condizioni.

Il nostro secondo impero è iniziato.

 

Generale Oreste Baratieri, lettera al parlamento italiano, 4 March 1896

Cos’è successo veramente…

Taytu Betul era famosa per la sua capacita’ di prendere decisioni; rispondeva frequentemente alle richieste con imbi ‘NO’ (suo marito preferiva tattiche dilatorie, usando la formula ‘si, domani’). Non era sempre popolare, ma l’Imperatrice preferiva finire le cose. Sia gli etiopi che gli europei la consideravano co-reggente, come faceva Menelik stesso.

L’Imperatrice era la faccia pubblica dell’opposizione agli sforzi degli italiani di far diventare l’Etiopia uno stato protettorato italiano (guardare la traduzione disonesta del trattato di Wuchale). Quando, alla fine, i due stati entrarono in guerra, l’imperatrice era pronta. Andò dritta a Mek’ele, faceva deviare il fiume in modo che la guarnigione italiana/Askari si arrese, e ritornò al esercito principale in tempo per vedere la disfatta del esercito italiano alla battaglia di Adowa. (Poco probabile che l’imperatrice cavalcò in battaglia, ma era un imagine populare che dimostra quant’era centrale.)

E così fini la speranza italiana di una colonia africana per una generazione.

*Askari: I soldati del posto che combattavano da parte europea